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NISSA Legata alla storia di san NissaGregorio Nisseno, di questa cittadina rimane ancora incerta la localizzazione. Piccolo centro della Cappadocia, posto sulle rive del fiume Halys (attuale Kızılırmak), esso si trovava a metà strada tra Cesarea (Kayseri) e Ancira (Ankara). Quasi sul confine con la Galazia, dalle poche descrizioni che possediamo non si è ancora riusciti a identificare il sito della città, anche se l’ipotesi più probabile la pone nelle vicinanze dell’odierna città di Kırşehir.

Le prime testimonianze dell’esistenza di Nissa risalgono al II secolo d.C. Nella memoria cristiana il suo ricordo è legato a quello del vescovo Gregorio Nisseno, insediato qui dal fratello Basilio di Cesarea (372). Gregorio nacque tra il 335 e il 340.
 Nella memoria cristiana il suo ricordo è legato a quello del vescovo Gregorio Nisseno, insediato qui dal fratello Basilio di Cesarea. Visse all’ombra del fratello e della sorella Macrina che ne curarono la formazione. Orientatosi verso lo studio della retorica, mostrò di non condividere a fondo l’opzione ascetica di Basilio e della famiglia. Nondimeno, nel 360 ca. si fece battezzare e fu ordinato lettore. Intorno a questa data va collocato anche il suo matrimonio con Teosebia, una donna che amò appassionatamente e per questo nello scritto Sulla verginità si lamenta di poter parlare di questa virtù soltanto come testimone della beatitudine provata da altri. Il metropolita Basilio, per contrastare la politica filoariana dell’imperatore Valente (371-372), che gli aveva ridotto il potere dividendo la Cappadocia in due zone sottraendogli così un più vasto consenso di vescovi suffraganei, ricorse ai suoi collaboratori che elesse vescovi.
 Alla scomparsa del fratello Basilio, Gregorio divenne uno dei vescovi più in vista dell’Oriente. Tra di essi figura, appunto, Gregorio. Non pare che in qualità di vescovo questi abbia dato prova di grande talento amministrativo, anzi, venne persino accusato e deposto da un sinodo di vescovi ariani con la scusa d’aver stornato i fondi della Chiesa (376). Con la morte dell’imperatore ariano Valente fu però riabilitato e poté tornare trionfalmente a Nissa (378). Alla scomparsa del fratello Basilio (379), Gregorio divenne uno dei vescovi più in vista dell’Oriente. Al concilio di Costantinopoli, l’imperatore Teodosio lo designò come uno dei maggiori esponenti dell’ortodossia (381). Egli non possedette la genialità del fratello e neppure la classe retorica di Gregorio Nazianzeno, tuttavia si mostrò filosoficamente afferrato e seppe approfondire le intuizioni teologiche di Basilio bellamente esposte da Gregorio di Nazianzo. Fu il Nisseno a spingere la dogmatica alla costruzione d’un platonismo cristiano.
 Filosoficamente afferrato, seppe approfondire le intuizioni teologiche di Basilio.  Nella Grande catechesi—opera scritta come sussidio per i predicatori— egli offrì il primo grande tentativo di sintesi dottrinale del cristianesimo dopo il De principiis di Origene. Notevole è l’orientamento mistico di diversi suoi scritti. La Vita di Mosè e il Commento al Cantico dei Cantici vengono da lui sfruttati per l’ascesi mistica, ovvero per l’incontro d’amore già fin d’ora realizzabile tra Dio e l’anima [1]. « La beatitudine » commenterà un giorno « non consiste nell’avere una qualche conoscenza di Dio, ma nell’avere Dio in se stessi » (Orat. de beatitudine, 6). Eppure a tanto si arriva morendo al mondo: « Se (l’anima) non muore, resta completamente morta, soltanto con la morte; se ha allontanato da se tutto ciò che è mortale, può arrivare alla vita » (Orat. super Canticum, 12). Gregorio morì verso il 394. Dopo di lui la lista dei vescovi di Nissa si prolunga sino al 692.

NOTE DI VIAGGIO

COME CI SI ARRIVA

La località ove oggi si colloca l’antica Nissa viene indicata a circa 20 km da Kırşehir, sulle rive del fiume Kızılırmak, dove il fiume entra nel lago Hirfanlı Barajı.

Distanze:
da Ankara km 201
da Kayseri km 155
da Kırşehir km 20

Provincia: Kırşehir
Aeroporto: Kırşehir

LUOGHI E MONUMENTI INTERESSANTI
Secondo alcuni l’antica Nissa è oggi sepolta dalle acque del lago; in ogni caso non è possibile vedere nulla essendo ancora incerta persino la localizzazione.Ma anche se venisse ritrovato il sito esatto, si troverebbe certamente ben poco essendo, anche ai tempi di san Gregorio, come egli stesso dice, solo un piccolo villaggio di campagna senza nulla d’interessante.

FONTI STORICHE

NESSUNO PUÒ VEDERE DIO IN FACCIA
Vedere Dio realmente significa non trovare mai nessun appagamento al desiderio che abbiamo di lui. Il desiderio, prendendo le mosse da ciò che di Dio possiamo conoscere, viene a crescere sempre più. Si scoprirà allora che non esiste un termine alla nostra ascesa verso Dio, perché la Bellezza per essenza non possiede limiti e il desiderio di essa non giungerà mai a sazietà. Ogni guida, mettendosi davanti, mostra la strada a chi le vien dietro e questi, stando al seguito della guida, non sbaglierà direzione. Ma se uno guarda a sinistra o a destra o in faccia alla guida, percorrerà un cammino sbagliato. Perciò Dio dice a Mosè: tu non vedrai la mia faccia. Non guardare in faccia chi ti guida, perché altrimenti camminerai in direzione contraria. Il bene non si mette in opposizione con sé stesso, ma si fa compagno di un altro bene. È il vizio che corre in direzione contraria alla virtù, ma la virtù non si oppone mai a se stessa. Per questo motivo Mosè non guarda Dio in faccia, ma sul dorso. La Scrittura attesta infatti: « Nessuno vedrà la faccia del Signore e vivrà ». Se consideri cheMosè è fatto degno della grazia di questo invito verso il termine della vita, quando era asceso tanto in alto e aveva avuto teofanie gloriose e terribili, capirai quanto sia importante andare dietro a Dio. Mosè seguendo il Signore, non incontra più davanti a sé nessun ostacolo di peccato.
(Gregorio di Nissa, La vita di Mosè, trad. di G. Brigatti, Alba 1966, 184. 189-190)