06 – ALESSANDRETTA (p55)

ALESSANDRETTA oggi İSKENDERUN AlAlessandrettaessandro Magno fondò Alessandria ad Issum; dopo la sua famosa vittoria nella piana di Isso su Dario III costruita al centro di un bel golfo, non assunse in antichità grande importanza, perché messa in ombra dalla vicina e più importante Antiochia di Siria sorta pochi decenni dopo. Oggi invece sta divenendo una città industriale importante con un porto di grande attività. Purtroppo non vi è nulla di antico da visitare.

Pare si debba identificare Alessandria ad Issum, presso l’attuale İskenderun con la città fenicia di Miriandro. A circa 37 km da essa, nella piana d’Isso,AlessandoMagno riportò una famosa vittoria contro Dario III (333 a.C.).
La battaglia che contrappose l’esercito macedone alla grande armata persiana, fu vinta grazie alla solidità della fanteria macedone e all’intelligente impiego della cavalleria da parte di Alessandro [1].

thumbs_alessandretta01A circa 37 km da essa, nella piana d’Isso, Alessando Magno riportò una famosa vittoria contro Dario III (333 a.C.). A seguito della vittoria ottenuta questi fondò nuovamente la città dandole il proprio nome: Alessandria ad Issum o Scabiosa (montagnosa).
Nell’intenzione del re macedone, essa — a motivo della sua posizione favorevole — doveva attirare il commercio delle grandi carovane della Mesopotamia.
Tuttavia la scelta successiva dei Seleucidi di rendere capitale del loro regnoAntiochia e porto di essa Seleucia Pieria, ridusse l’importanza di Alessandria.
Prima di partire per la guerra contro i Giudei, conclusasi con l’espugnazione di Gerusalemme (70 d.C.), l’imperatore Tito venne qui per assumere il comando di due legioni che lo attendevano. Distrutta nel III secolo d.C. per opera dei Persiani, in epoca successiva la città fu chiamata piccola Alessandria.
Il nome di İskenderun, con il quale attualmente viene denominata, risale all’epoca della conquista da parte degli Arabi, avvenuta nel VII secolo.
In relazione alla storia del cristianesimo tutte le informazioni che possediamo si esauriscono a pochi nomi di vescovi. Il primo vescovo conosciuto, Esichio di Alessandria Minore, compare nella lista dei 9 vescovi di Cilicia presenti al concilio di Nicea. Nella Cronaca di Dionigi di Telmahar si fa menzione di un ignoto vescovo di Alexandria parva (piccola Alessandria), vissuto attorno al 200.
Significativo il fatto che il primo vescovo conosciuto, Esichio di Alessandria Minore, compaia nella lista dei 9 vescovi di Cilicia presenti al concilio di Nicea (325).
Questo numero, congiunto alle testimonianze d’un episcopato di campagna (corepiscopato) relativamente diffuso, portano a concludere che nella regione il cristianesimo, già nel III secolo, dovette trovare una notevole espansione.Ancora alla seconda metà del VI secolo la Chiesa diAlessandretta risulta inclusa nella provincia della Cilicia Seconda.Agli inizi del X secolo, però, la diocesi non esiste più.

NOTE DI VIAGGIO

COME CI SI ARRIVA
La città è all’estremo sud della Turchia, sulla E5 che da Adana va ad Antakya. Oggi vi arriva una moderna autostrada che termina proprio a İskenderun.Distanze:
da Adana km 133
da Antakya km 60
da Gaziantep km 197

Provincia: Hatay
Aeroporto: Adana.

NELLE VICINANZE
Resti di Acquedotto romano nella pianura di Issos.
* Toprakkale. A circa 60 km sulla strada perAdana si ergono i bastioni ancora ben conservati di questo castello armeno. Costruito con pietre nere di origine vulcanica, domina l’accesso della famosa pianura di Issos.

 

FONTI STORICHE

LA BATTAGLIA DI ISSO
Alessandro ebbe dalla fortuna quel luogo così favorevole; ma diresse la battaglia in modo da conseguire risultati maggiori di quelli che le circostanze gli avrebbero consentito.
Egli, infatti, pur tanto inferiore di forze a Dario, non si lasciò accerchiare: schierò la sua ala destra in modo che fosse pıù lunga dell’ala sinistra dei Persiani; assunse direttamente il comando di quello schieramento e spinse in fuga i nemici che aveva di fronte, combattendo egli stesso in prima linea. Fu ferito alla coscia da Dario. Riportò quindi Alessandro una splendida vittoria in quella battaglia, nella quale caddero più di ottomila nemici: però non riuscì a far prigioniero Dario, che, fuggendo, aveva guadagnato quattro o cinque stadi.
(…) mentre Alessandro si preparava per andare a tavola, qualcuno gli disse che c’erano fra i prigionieri di guerra, la madre, la moglie e due giovani figlie di Dario,che, visto il cocchio e l’arco reale, si disperavano ritenendo che il re di Persia fosse stato ucciso in guerra. Alessandro rimase un bel po’ in silenzio e, rattristato dalle disgrazie di quelle donne più di quanto non fosse lieto per la fortuna sua, mandò loro Leonato a dire che Dario non era morto e che non v’era motivo per esse di temere Alessandro, perché egli faceva guerra contro Dario solo per ragione di predominio e avrebbe concesso loro tutto ciò che avrebbero potuto avere nella reggia di Dario.
(Plutarco, Alessandro e Cesare, trad. di F. Brindisi, Milano 1953, 33-34)