Giovedì, Luglio 29, 2010
   
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Anatolia: arte e storia

La Turchia è una grande nazione che si estende sul territorio dell’Anatolia e della Tracia per complessivi 780.576 kmq. Tre lati di essa sono circondati dal Mar Nero, dal Mar Egeo e dal Mar Mediterraneo e possiede un mare interno: il Mar di Marmara.Attraverso i suoi stretti di Çanakkale (Dardanelli) e del Bosforo a İstanbul, costituisce un ponte naturale tra l’Asia e l’Europa. Al nord e al sud dell’Anatolia le catene montagnose, parallele al mare, delimitano l’altopiano centrale. Di qui, soltanto attraverso pochi passi, è possibile raggiungere la costa. Nell’Anatolia occidentale, invece, le montagne scendono fino al mare e facilitano il collegamento verso le zone interne. Nell’Anatolia orientale, le montagne del nord e del sud si avvicinano tanto da formare un’unica catena. I fiumi Tigri ed Eufrate, che nascono dalle alte montagne dell’est, hanno visto sorgere alcune antichissime e importanti città della Mesopotamia. Gli altri fiumi dell’Anatolia, alimentati con poca acqua durante l’estate e abbondantemente in inverno e primavera, scorrendo verso il mare, formano paesaggi pittoreschi e suggestivi. Come per altre nazioni, anche la Turchia, a motivo della sua posizione geografica, fu invasa in passato da diversi gruppi provenienti dall’esterno che introdussero diversi elementi di civiltà. Queste antiche culture hanno dato apporti notevoli allo sviluppo delle civiltà anatoliche, che pure, almeno sino all’epoca ellenistica, hanno avuto peculiarità proprie e originali.
A brevi tappe ripercorriamo questo sviluppo dall’antichità ai nostri giorni.

Età paleolitica e mesolitica (600.000-8000 a.C.)

Dalle testimonianze emerge che la vita in Anatolia è iniziata nel Paleolitico, seguita da più evidenti testimonianze nel Mesolitico. Gli uomini in questa età si nutrivano raccogliendo cibo dall’ambiente naturale, trovavano rifugio in grotte e, lavorando la pietra, fabbricavano armi e attrezzi.
Negli scavi eseguiti attorno ad Antalya, nelle grotte di Karain, la stratificazione ha messo in evidenza lo sviluppo dall’età Paleolitica in modo ininterrotto.

Età neolitica (8000-5000 a.C.)

All’inizio di questa età l’uomo non produceva ancora vasellame con l’argilla ma costruiva armi e attrezzi di pietra con metodi molto complessi. Negli scavi compiuti in Anatolia, in due centri che rappresentano questa età pre-ceramica, « Diyarbakır-Çayönü » e « Malatya-Ceferhöyük », si evidenzia che l’uomo dell’Anatolia è passato a un tipo diverso di produttività. L’agricoltura e la pastorizia sono divenuti i due mezzi principali per la sopravvivenza. Questi uomini abitavano in case rettangolari, con muri di mattoni e con fondazioni di pietra, intorno a cortili. Gli attrezzi di pietra e di osso, la macina in pietra, le armi, gli ornamenti di conchiglie, le statuette di argilla e le tombe intramurali offrono frammenti del loro modo di vivere e dell’idea che avevano della vita dopo la morte. La zona che rappresenta in modo migliore lo sviluppo della cultura Neolitica dell’Anatolia è « Konya-Çatalhöyük ». Per la grandezza delle sue strutture e il livello di cultura raggiunto, non si è trovato ancora nessun altro luogo, nel Vicino Oriente e nell’area dell’Egeo, capace di eguagliarla. A Çatalhöyük le teste di bufali situate come ornamento sulle pareti degli edifici sacri e gli altri disegni geometrici di contenuto religioso sono segno di un alto livello culturale ed esempio di avanzato sviluppo artistico. Statue di dioagricoltore e altre statue di pietra e di terracotta evidenziano la loro elevata credenza religiosa.

Età calcolitica (5000-3000 a.C.)

In questa età l’uomo dell’Anatolia ha accentuato fortemente il suo progresso. Il centro più sviluppato è Hacılar. Le statue rappresentanti la dea-madre, in questo periodo sono più stilizzate di quanto non fossero nel Neolitico. La ceramica rappresenta una particolarità dell’età calcolitica di Hacılar. Troviamo attrezzi, oggetti lavorati a mano e frammenti di vasi molto lucidi a sfondo giallo, rosa o crema e su cui sono disegnate figure geometriche di color rosso o marrone. L’altro centro importante dell’età calcolitica è Can-Hasan, che si trova vicino a Konya-Karaman. Le ceramiche della zona di Can Hasan hanno la stessa caratteristica e lo stile decorativo di quelle delle colline occidentali di Çatalhöyük. Le statuette di terracotta ritrovate, assegnano un posto rilevante a Can-Hasan circa le credenze e le rappresentazioni religiose dell’Anatolia nel Calcolitico antico.

Antica Età del Bronzo (3000-2000 a.C.)

Verso la fine del IV e l’inizio del III millennio a.C., l’Anatolia è entrata nell’Età del Bronzo. Gli uomini hanno cominciato a combinare il rame con lo stagno, ottenendo così il bronzo, e con questa lega fabbricano armi, attrezzi, ornamenti, vasellame. Oltre al bronzo, usano anche rame, oro e argento per la fabbricazione di oggetti a scopo religioso e per utensili di uso quotidiano. Le scoperte avvenute in diverse zone dell’Anatolia, soprattutto i ritrovamenti presso i cimiteri, di oggetti metallici e forme di fusione sono testimoni dell’alto livello tecnologico raggiunto in questo campo. Questi ritrovamenti, sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo, dimostrano che l’uomo di questa Età non si occupava soltanto di agricoltura ma anche di arte e di metallurgia. Attraverso gli scavi è dimostrato che gli uomini di questo periodo abitavano in città fortificate. Il centro più splendido e rappresentativo di questa Età è Troia (nell’Anatolia occidentale). Troia era una città fortificata, formata da abitazioni costruite secondo una pianta a megaron. Soprattutto nel secondo livello, sono stati rinvenuti oggetti d’oro, d’argento e di altri materiali preziosi (e perciò definito il tesoro), che testimoniano l’avanzato grado di arte e di ricchezza raggiunto da questa città. Questa splendente civiltà aveva rapporti culturali sia col mondo dell’Egeo che con l’Anatolia centro-settentrionale.

Media e tarda Età del Bronzo e città-stato neo hittite (2000-900 a.C.)

All’inizio del II millennio, in Anatolia ci furono nuovi sviluppi. Il paese fu diviso in piccole città-stato comandate da monarchi. I commercianti assiri, per favorire un commercio più fruttuoso con l’Anatolia e per meglio organizzarsi, formarono delle colonie di commercio. Questi commercianti erano interessati soprattutto all’oro, all’argento e al rame, importando dallaMesopotamia tessuti, vestiti e profumi. Tutto veniva registrato su documenti scritti, molto dettagliati. Si usava la scrittura cuneiforme e la lingua assira. Su questi documenti erano impressi dei sigilli al posto delle firme. Queste prime fonti scritte sono state trovate in abbondanza a Kültepe e possiamo dire che con ciò inizia la vera storia inAnatolia. Alla fine del terzo millennio a.C. gli Hittiti, che parlavano una lingua indoeuropea, si stabilirono inAnatolia accanto alla popolazione indigena ma solo verso la metà del II millennio a.C., poco dopo la fine delle colonie assire, fondarono il loro Stato, con capitale Boğazkôy-Hattuşa. In poco tempo si estesero per gran parte dell’Anatolia e, forzando le porte della Siria, occuparono Babilonia. Questo periodo viene denominato Antico Regno Ittita. A causa delle lotte interne per il potere, la forza politica Ittita si indebolì, ma nella seconda metà del 2000 a.C., con Suppiluliuma I, gli Hittiti riacquistarono la loro forza e divennero un Impero tra i più potenti del mondo, insieme a quello Egiziano e Babilonese. Oltre alla scrittura cuneiforme, gli Hittiti usarono anche i geroglifici per le registrazioni scritte. L’impero hittita, dopo aver occupato e dominato gran parte dell’Anatolia, scomparve verso il 1200 a.C. a causa dell’invasione dei Popoli del Mare. Dopo ciò, l’Anatolia visse un periodo buio dal punto di vista governativo-amministrativo. Nella prima metà del primo millennio a.C. vediamo l’Anatolia suddivisa in diversi regni, come i Neo-Hittiti, gli Urartei, i Frigi, i Lidi e le città-stato Ionie. Siamo nell’epoca che va dal 1200 al 900 a.C.

Il regno di Urartu (900-600 a.C.)

La prima volta che compare il termine Uriatri è nel IX secolo a.C. in una iscrizione di un re Assiro, Shalmaneser I. Il regno di Urartu fu fondato nello stesso secolo, con capitale Van (Tushpa). Man mano che il potere politico degli Urartei aumentava, il loro regno si diffondeva per una vasta zona comprendente tutte le terre intorno al lago di Van. La loro lingua aveva la stessa radice di quella degli Hurriti; molte parole e nomi di divinità erano comuni nelle due culture. Durante la decadenza degli Assiri causata da lotte interne, il Regno di Urartu allargò i propri confini verso il sud. Gli Urartei, nemici acerrimi degli Assiri, scomparvero all’inizio del VI secolo a.C. a opera deiMedi e degli Sciti, provenienti dall’est. Usavano sia la scrittura cuneiforme, presa dagliAssiri, sia quella geroglifica, lasciando documenti scritti. Essi, inoltre, diedero un notevole impulso alla tecnologia, soprattutto per ciò che riguardava l’architettura e l’ingegneria. Nonostante il territorio montuoso e le conseguenti difficoltà, governarono con successo, costruirono acquedotti, dighe e canali. Nel campo della pittura, pur risentendo dell’influsso assiro, tuttavia si differenziarono da loro, tanto nei motivi quanto nello stile. Ritrovamenti nei cimiteri appartenuti a famiglie reali, dimostrano il grande ed elevato livello cui erano giunti gli Urartei nel campo metallurgico.

Il regno dei Frigi (700-550 a.C.)

Nell’VIII secolo a.C., l’Anatolia centrale cadde sotto il dominio dei Frigi. Si pensa che siano arrivati durante l’emigrazione egea, passando dalla Tracia e giungendo nell’Anatolia centrale piano piano. Parlavano una lingua di origine indoeuropea. Erodoto afferma che provenivano dallaMacedonia. Gordion, una città fortificata, fu la loro capitale. Il regno dei Frigi, nel 690 a.C., fu invaso dai Cimmeri. Dopo poco tempo entrarono sotto il dominio del regno di Lydia; tuttavia la loro cultura continuò a vivere ancora.

Il regno di Lydia (700-500 a.C.)

Il loro centro era Sardis. Per merito dello storico Erodoto, conosciamo la storia dei Lidi dal re Gyges a Creso. Il re Aliatte sottomise parte della Frigia estendendo il potere fino al Kızılırmak. Con la sconfitta di Creso da parte di Ciro, re persiano, ebbe termine la forza politica dei Lidi. La Lydia, per la sua posizione geografica, instaurò molti rapporti con le città ioniche e, con l’occupazione di Efeso, diventò il Regno più ricco della regione. I Lidi furono i primi nella storia a usare un sistema di scambio monetario (VII sec. a.C.). Dopo la caduta di Sardis per opera dei Persiani, la Lydia continuò per altri 200 anni a essere un’importante centro d’arte.

Età del dominio persiano e lo stile greco-persiano (546-334 a.C.)

Dopo che il re Ciro pose fine al Regno di Lydia, l’Anatolia entrò sotto il dominio dei Persiani. Questi costruirono la notissima Strada Reale. In questo periodo, l’Anatolia conobbe l’arte persiana e fece una nuova sintesi tra est e ovest. Innumerevoli furono le opere artistiche, tra le quali la più famosa, che costituiva una delle sette meraviglie del mondo, fu il Mausoleo di Alicarnasso.

Età ellenistica (330-30 a.C.)

Il re macedone Alessandro Magno, sconfiggendo il re Dario, pose fine al dominio persiano nell’Anatolia ed estese i confini del suo potere a est fino all’India, a sud fino all’Egitto. Però, questo grande impero, dopo la morte di AlessandroMagno, fu diviso fra i suoi generali, i quali lottarono tra di loro per la conquista del potere. Gran parte dell’Anatolia rimase sotto il dominio di Pergamo, che era stato fondato da Attalo. Pergamo, la capitale del regno, divenne un centro importante di arte ellenistica. Altri centri rilevanti per quanto concerne la produzione artistica furono: Efeso, Didima, Mileto e Tralles. L’ultimo re di Pergamo espresse nel testamento la volontà di lasciare il suo Regno in eredità a Roma. Fu così che l’Anatolia occidentale passò sotto il dominio dei Romani.

Età romana (30 a.C.-330 d.C.)

All’inizio l’arte rimase legata alle tradizioni ellenistiche. Col passare del tempo, tutta l’Anatolia fece parte dell’impero romano, ritrovando in tal modo le caratteristiche e gli stili propri della cultura romana. In questa età sono state prodotte moltissime sculture nei centri d’arte, come Afrodisia e Perge. L’arte del ritratto, molto amata nell’età romana, è stata stupendamente rappresentata in Anatolia, continuando a sopravvivere, per un po’ di tempo, anche nell’età bizantina. Sempre in questo periodo le città dell’Anatolia furono collegate con strade e ponti, favorendo così l’accesso a tutte le regioni del paese e verso l’oriente.

Età bizantina (330-1453 d.C.)

Dopo che l’Impero Romano fu diviso in due (330 d.C.), l’antica città di Bisanzio divenne capitale dell’Impero Romano d’Oriente con il nome di Costantinopoli.All’inizio questo impero si estendeva a tutto il territorio orientale sottomesso da Roma; poi, con l’andare del tempo e alterne vicende di ridimensionamenti ed estensioni, i confini si restrinsero fino a comprendere soltanto l’area attorno a Costantinopoli e al suo stretto (Bosforo). L’arte bizantina (che durò circa 1000 anni) acquista una sua propria fisionomia; pur sotto l’influsso dell’arte romana, è lo sviluppo della sintesi di questa con le nuove accentuazioni portate dal mondo cristiano. Questa nuova religione, la nuova visione del mondo e il nuovo modo di pensare trasformarono gli elementi originari dell’Anatolia. Costantinopoli divenne, sino a oltre il mille, il centro più importante di cultura e d’arte del Mediterraneo e molti elementi della sua arte furono trasferiti in Italia e nell’Europa Medioevale. Santa Sofia è l’esempio più conosciuto di architettura bizantina: costruita come una basilica, con una cupola centrale. In molte zone di İstanbul e in tutta l’Anatolia si possono anche oggi osservare esempi di elevata qualità artistica e architettonica bizantina: chiese, fortezze, archi, palazzi, ponti. I temi religiosi e regali fanno da sfondo all’arte naturalistica bizantina, splendidamente rappresentata nella scultura e pittura, nei mosaici a parete e nelle miniature, nei manoscritti illustrati, nelle opere in avorio, nelle statue di bronzo, nei gioielli d’oro, d’argento e di perle.

Il periodo selgiuchide (1071-1300 d.C.)

SelçukBey fu il fondatore dei Selgiuchidi, turchi Oğuz della Transoxiana ovest convertitisi all’Islam nel X secolo d.C. Da quel momento, sotto quella dinastia, lottarono per allargare le loro frontiere. Fra il 1028 e il 1055 conquistarono la Persia, estendendo il loro territorio fino a Baghdad. Con la presa dell’Anatolia orientale e sud-orientale e dopo la sconfitta del re di Bisanzio nel 1071 da parte di un nipote di SelçukBey, Alpaslan, l’Anatolia divenne per sempre un paese turco. Con l’emiro Solimano, i Turchi Selgiuchidi conquistarono il territorio fino a İznik, che elessero a loro capitale, e così l’Anatolia divenne una provincia del grande Stato Selgiuchide. Nel 1157 questo immenso impero fu ridimensionato e i Selgiuchidi Anatolici fissarono il centro del loro stato a Konya, stabilendo pian piano la loro supremazia, anche culturale, sull’Anatolia centrale. Con Aladino Keykubat questo regno ebbe il periodo del suo massimo splendore. Nonostante i Selgiuchidi, di provenienza islamica, avessero stretti rapporti con i Persiani e gli Asiatici, tuttavia seppero mantenere la loro arte e cultura, ottenendo con successo una sintesi tra l’arte turca e quella islamica. Nell’arte figurativa la rappresentazione degli animali era particolarmente apprezzata, soprattutto perché realizzata usando stili originali e molto popolari. Le porte delle moschee e delle scuole islamiche (madrase) furono decorate con rilievi di marmo o pietre con decorazioni geometriche e floreali. Certamente uno dei contributi più importanti dei Selgiuchidi fu l’arte del tessere tappeti annodati, abbelliti con disegni geometrici, animali stilizzati, teste d’ariete stilizzate e l’albero della vita.

Il periodo ottomano (1299-1923 d.C.)

Lo Stato ottomano, che agli inizi comprendeva solo la Tribù Kay sempre dei Turchi Oğuz, in breve tempo si sviluppò sia politicamente che culturalmente. Dapprima gli Ottomani si spinsero verso Bisanzio, poi conquistarono Bursa, che divenne la loro capitale. Approfittando dell’indebolimento del territorio europeo appartenente a Bisanzio, lo conquistarono e, passato un certo periodo, elessero una nuova capitale a Edirne. Il sultano Fatih Mehmet, nel 1453, conquistò İstanbul e decretò la fine per l’impero bizantino. Gli storici concordano nel considerare questa data come la fine delMedio Evo e l’inizio dell’EtàModerna. Successivamente, a opera del figlio e del nipote del sultano Faih, l’impero allargò i suoi confini: a ovest fino alla Serbia e Ungheria, a est fino alla Persia, al Mediterraneo orientale, e fino all’Egitto a sud, comprendendo così parti dell’Europa, dell’Asia e dell’Africa. Anche se vi erano diversità di nazionalità, di religione e di lingua tutti i popoli che erano sul territorio furono considerati Ottomani. In questo periodo, sotto la protezione e la disciplina dell’amministrazione ottomana, sorsero molti artisti e scienziati. Infatti, gran parte dei governanti erano amanti della musica, della letteratura e della scrittura. L’arte ottomana nacque da una sintesi delle arti anatoliche e turco-islamiche. Il suo sviluppo crebbe in maniera parallela a quella dello Stato, raggiungendo il vertice del suo splendore verso il XV e XVI secolo. Grande esperto, e degno di rilievo in campo architettonico, fu Mimar Sinan che, grazie a uno schema da lui realizzato, rese possibile la costruzione di edifici che dispongono all’interno di un enorme spazio uniforme. Di questo « stile » è la moschea Selimiye a Edirne, capolavoro non solo di Mimar Sinan ma anche dell’architettura e della civiltà turco-ottomana.

Turchia oggi

L’ultimo scorcio di storia tocca la Turchia moderna, con la guerra di indipendenza (1920-23) e la proclamazione della Repubblica (29 ottobre 1923), con il suo artefice, il generale Mustafà Kemal (soprannominato più tardi Ataturk, il padre dei turchi), che volle fare di questa nazione uno stato laico, moderno e ancorato all’Occidente. La Turchia è oggi protesa allo sviluppo e al progresso con costruzioni di strade, aeroporti, città, attrezzature turistiche, ma anche fabbriche, dighe, oleodotti, fonderie... È la Turchia dei nostri giorni, quasi un immenso cantiere, che però conserva  tutta la ricchezza del suo passato artistico e naturale, con il fascino delle sue tradizioni.

(libera traduzione e adattamento di H. Leylek, da AA. VV., Uygarliklar ülkesi Türkiye, Giappone 1985)

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